ANTICONCEPTIONAL PURE CONSERVATOR BLACK METAL

vulvacroma@hotmail.com

REAL BLACK METAL DA VICENZA

RECENSIONI

 

Vote: 7

Un Black Metal primordiale e selvaggio è ciò che ci propongono i Vulvacroma, terzetto (anche se ora sono rimasti in due, con il supporto di una drum-machine) proveniente dal Nord-Est italiano e formato da personaggi abbastanza noti a livello locale. Quello che i nostri si prefiggono è di ricreare con la loro musica le atmosfere glaciali e malate del primo vero Black Metal, quello che con i lavori d'esordio di gruppi del calibro di MayheM, DarkThrone e Satyricon ha segnato la strada per generazioni a venire di adoratori della Nera Fiamma. Le composizioni del gruppo si snodano su riff molto semplici ma estremamente energetici, sparati alla velocità della luce e sostenuti da un lavoro della ritmica dinamico ed abbastanza variegato, mentre il cantato riporta alla mente screamer mitici della prima ora. Le atmosfere freddissime e disumane, che forse devono anche qualcosa alle contaminazioni sonore degli Aborym, calano l'ascoltatore in abissi allucinanti e privi di luce, dove la musica è intesa come pura sofferenza e dove l'annichilimento totale è la sola ragione che spinge a proseguire in questo tormentato cammino. Con i Vulvacroma si fa un interessante tuffo nel passato: certo non ci troviamo di fronte ad una proposta fortemente originale, ma la riscoperta degli stilemi fondamentali del Black Metal operata dal gruppo e la loro riedizione in chiave XXI secolo è un'esperienza che vale la pena di provare. La carica di convinzione e di passione che la band mette nelle proprie composizioni, oltre alle indubitabili doti in fase esecutiva e compositiva, ci mettono di fronte ad una realtà destinata a crescere e a diffondere il proprio verbo. Promossi a pieni voti.

Giorgio Fogliata

Vote: 6,5

Tornano a tormentarci le orecchie i Vulvacroma, duo Black Metal dalle belle speranze che già in passato era stato degno delle nostre attenzioni grazie ad un buon promo rilasciato sempre da Sinque Productions. Perso YSM per strada e sostituitolo con una drum machine, i nostri si ripresentano oggi con questo “TYT”, mini-cd con tre pezzi nuovi, due cover ed una strumentale, una sorta di bonus track, a fine lavoro. C’è subito da dire che il marcissimo Black Metal della band non ha subito scossoni, e continua ad essere caratterizzato da un assalto all’arma bianca che deve molto ai Maestri del genere, con Satyricon, MayheM e DarkThrone sugli scudi, anche se la tendenza a farsi contaminare dalle nuove tendenze è forte nel gruppo, e così gli inserti elettronici si fanno sentire e trasformano il suono dei Vulvacroma in qualcosa di più vicino alle attuali sonorità degli Aborym che a quelle dei Padri fondatori. I tre brani originali non sono affatto male, si sviluppano per lo più su velocità sostenute, inframmezzate da stacchi pesanti, e ci presentano un gruppo per il quale la violenza sonora è una caratteristica imprescindibile. Le due cover non cambiano di una virgola ciò che sappiamo sui Vulvacroma e, anzi, rischiano di rovinare il giudizio più che positivo che ci si era fatti, soprattutto per colpa di un’interpretazione del classico dei MayheM un po’ piatta e priva di mordente. La strumentale posta in chiusura rimane sulla scia delle cover, non influenzando il giudizio già formulato. La produzione è buona, fredda e scarna quanto basta a mettere in buona evidenza le caratteristiche del suono della band, che forse dovrebbe trovare il modo di infondere una maggiore dose di personalità alla propria proposta, ma che già da ora si presenta come una solida realtà nel panorama estremo di casa nostra.

Giorgio Fogliata

KRONIC (PROMO 2001)
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I Vulvacroma partono con il piede giusto!

Tre pezzi più outro costituiscono il debutto ufficiale dei Vulvacroma, band attiva dal 2000 e proveniente dal Nord-Est. Il Mini-cd in questione è licenziato dalla Sinque Production, un`etichetta underground che ha deciso di produrre principalmente gruppi poco conosciuti (ma di qualità) dediti ad un certo tipo di sound oscuro (Black Metal, Dark, Doom-Gothic, Electro-Ambient).

Fedele al proprio intento la label vicentina ha deciso di produrre, promuovere e distribuire questo "Promo 2001", una release fortemente devota ad un freddo e glaciale Primordial Black Metal. l Vulvacroma anzichè ripetersi in triti luoghi comuni basati sulla figura di Satana cercano di sviluppare i concetti che stanno alla base del loro ateismo. Il disco si apre con un pezzo tiratissimo e d`impatto intitolato "Marmoreal" contraddistinto da forti influenze Satyricon e da backing vocals profonde ed evocative presenti nel ritornello che donano al brano un alone di mistero. "Dreamlike Crosses Break" invece si apre con un incedere lento e cadenzato per poi esplodere in parti veloci e corrosive, tuttavia non sempre i break e le successive ripartenze sembrano essere stati curati a dovere. In "Hopeless" spunta il fantasma dei Carpathian Forest ma questa non vuole essere una critica anzi a mio avviso, tra tutte, questa è la canzone migliore. Chiude questa breve release un outro che onestamente avrei evitato in quanto apparentemente inutile. Ciò nonostante, questo lavoro si dimostra dibuona qualità.

I Vulvacroma sono una band interessante che a mio avviso ha la giusta attitudine per regalarsi qualche soddisfazione. Al momento stanno lavorando al loro secondo lavoro speriamo solo che possa confermare quanto di buono fatto in questa release.

KRONIC (TYT)
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di Lux

Una conferma importante
Seconda release per i Vulvacroma, band veneta attiva dal 2000 dedita ad un black metal feroce e d’impatto che in questa circostanza ci propone un MCD di cinque pezzi, comprensivo di due bonus cover: ‘Agent Orange’ dei Sodom e ‘Freezing Moon’ dei MayheM.

Il sound dei Vulvacroma, pur prendendo spunto da un feroce black metal, tende a rinnovarsi ed arricchirsi di nuove sonorità. Quindi non fatevi stupire se accanto ad un sound devoto a MahyeM e DarkThrone trovano spazio, come ad esempio in ‘Don’t Trust Joe’, richiami industriali e addirittura epici. Molto interessanti anche alcune doppie voci che echeggiano un certo misticismo, capace di rendere molto intrigante la loro proposta.

I tre brani qui presenti non sono assolutamente immediati e richiedono diversi ascolti per essere compresi. Difatti, all’inizio ero (quasi) convinto che questa volta il duo formato da MT e VS avesse compiuto un passo indietro rispetto a ‘Promo 2001’ e ci avesse regalato un mezzo flop. Così non è stato… tuttavia spero che i Vulvacroma trovino un valido batterista, perché la drum machine è efficace sino a un certo punto. I Vulvacroma sono una band da tenere d’occhio… le mie parole verranno ascoltate?

Il mio primo promo da recensire: un sogno diventa realtà.

Allora tre pezzi più outro, tutti caratterizzati da un black metal di tipica matrice norvegese con una base alla darkthrone (di Under a funeral moon), con delle puntatine verso gruppi più tecnici e sofisticati (molto satyricon su tutti …..) ma comunque mai scontati e scopiazzati.

La registrazione è ottima si sente tutto alla perfezione, chitarre, sempre ben suonate, basso e voce. La batteria è sempre su tempi molto veloci, e in un paio di occasioni si sentono piccoli errori, comunque perdonabili.

Il gruppo è formato da 2 elementi, tutti gia noti alla scena veneta (MT suonava nei Padovani Eventide e nei vicentini Tragic Serenade e Emptiness, mentre VS è bassista e cantante negli StigmHate Voce e factotum nei Diabolus ex MachinA e Dodskammer, e ha suonato con Tragic Serenade ), e ha già prodotto un demo ( la formazione era formata da tre elementi con l’aggiunta di YSM ora nei Hypnotheticall).

METALMANIACS
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Vulvacroma: trattasi di un trio di musicisti ben conosciuti (?!?) nella scena del nord-est italiano, formatosi nel 2000. La bio recita: “I Vulvacroma suonano vero black metal” , “le canzoni consistono in riff semplici ma potenti, basso distorto, batteria ultraveloce e urla glaciali”, e, aggiungo io, produzione grezza ed essenziale, e artwork scadente. I Vulvacroma sono proprio questo: black metal rozzo e ignorante come solo il vecchio caro true black metal sa essere. Questo Promo 2001 presenta tre tracce di puro black metal old-fashioned scarno ed essenziale, che si stanziano su velocità medie, alternando sfuriate ultra-fast a rallentamenti thrashy, sinceramente un po’ scontati. Le influenze della band sono palesi: primi Mayhem, Immortal, Darkthrone, e direi un tocco di Burzum, soprattutto per quanto riguarda la voce, molto filtrata e innaturale. Nel complesso i tre brani presentati non sono malaccio, ma io personalmente non mi entusiasmo. Se questo demo fosse uscito in Norvegia nei primissimi anni ’90, forse adesso sarebbe menzionato accanto ai vari Deathcrush, Soulside Journey e alle altre seminali produzioni underground che ora sono diventate cult-tapes…Ma, è evidente che dopo più di dieci anni ne è passata di acqua sotto i ponti, e ci vuole ben altro per impressionare un ascoltatore medio e convincerlo a comprare un demo, per non parlare poi di un eventuale discografico disposto a sborsare moneta per produrre la band. Insomma, mi sento di consigliare l’acquisto esclusivamente ad appassionati e nostalgici del true black metal marcio e senza tanti fronzoli del tempo che fu. Anche se io personalmente (che mi sento di appartenere tra le altre anche a questa categoria di appassionati), torno a ripetere, non mi entusiasmo più di tanto: black metal “vero”, ok, black metal grezzo e feroce, ok, ma un pizzico di originalità, o perlomeno un pur minimo tentativo di ri-elaborazione personale non guasterebbero proprio! Spesso i Vulvacroma rischiano di annoiare limitandosi a riproporre quanto già fatto e rifatto dai maestri del genere (su album-storici d’accordo- ma sui quali di fatto tali maestri erano alle prime armi e ancora non imparavano a suonare!). Questo non vuol assolutamente essere un invito a cambiare genere o a contaminarsi (esistono ancora oggi bands validissime capaci di tenere accesa la fiamma del true black metal-TAAKE e SHINING, giusto per fare due nomi recenti), ma solo uno stimolo per i Vulvacroma a rendere - almeno un po’ - personale la propria proposta, che così forse in un futuro potrebbe risultare più interessante.

Voto: 6

Mystika

Già autori di un demo intitolato "Promo 2001" (recensito su Shapeless), i Vulvacroma tornano alla ribalta, dopo un periodo di inattività, con un secondo demo che porta il titolo "Tyt". La formazione non è cambiata: MT si occupa di voce, chitarre e programmazione della drum-machine, mentre al basso troviamo VS. "Tyt" contiene, oltre a tre nuove canzoni, anche due cover, incluse come bonus, e una traccia strumentale senza titolo, posta in chiusura, che non aggiunge assolutamente nulla di interessante.
Il Black dei Vulvacroma è riconducibile, specie per quanto riguarda il riffing, alla vecchia scena scandinava, anche se sono presenti elementi un po' distanti tra loro. La voce è aggressiva, leggermente filtrata, mentre il suono delle chitarre è abbastanza grezzo ma non caotico.
Il duo definisce il proprio stile come "Anticonceptional Pure Conservator Black Metal", una definizione che francamente non è di grande aiuto. Direi piuttosto che, in una matrice Black, vengono inseriti passaggi meno ortodossi, talvolta fatti con l'ausilio di sintetizzatori. Le strutture dei pezzi non sono esattamente minimali, ma in certe occasioni vanno oltre il semplice accostamento di una manciata di riff e basta. Al di là di queste considerazioni, la semplicità con cui sono stati pensati i riff è la pecca maggiore di questo prodotto, visto che si ricordano veramente a stento al termine dell'ascolto. Nonostante buona parte del demo si focalizzi su ritmiche indiavolate, sono presenti momenti più atmosferici e ragionati un po' in tutte le canzoni, rese dunque più varie ed interessanti.
Le due cover sono le classiche "Agent Orange" dei Sodom e "Freezing Moon" dei Mayhem. Nulla di eclatante, anzi, l'unica cosa che salta all'occhio è l'assolo di "Freezing Moon", che qui viene riproposto con una tastiera orribile. Spero che questa scelta non sia dovuta alla necessità di mascherare certe carenze tecniche, certo che, invece di un tributo alla band norvegese, qui abbiamo un vero e proprio insulto. Altra pecca è la presenza della drum machine, veramente fuori luogo in queste due occasioni.
L'ultima traccia, come detto, è una strumentale di tastiera, semplicissima e penalizzata da dei suoni a dir poco amatoriali.
Insomma, "Tyt" non è un demo da buttare (tralasciando gli ultimi tre pezzi), visto che a tratti si rivela interessante e, specie nei momenti più lenti ed intriganti, anche personale; oltretutto gode di una registrazione dignitosa, la quale garantisce ad ogni strumento il giusto spazio. Per il futuro, direi di evitare certi esperimenti con la voce (vedi "I Hate Trees"), che in pulito non rende granché, ma soprattutto di non inseguire la semplicità a tutti i costi, visto che, nel caso dei Vulvacroma, è spesso sinonimo di superficialità.
Come tutte le uscite targate Sinque Prod, anche la confezione del promo di "Tyt" consiste in un CD serigrafato accompagnato da un libretto scarno, contenente i testi e stampato con una risoluzione grossolana.
Questo demo è in vendita a 5 euro, spese di spedizione incluse.
(BRN - Maggio 2004)

Voto: 6

Questo promo datato 2001 è il primo lavoro dei Vulvacroma; duo dedito alle sonorità black metal. La band si è formata nel 2000 ed ha perso dopo poco il suo batterista, fatto che li ha portati alla decisione (sempre poco apprezzabile) di sostituirlo con una drum machine. La storia recente del gruppo dice che è da poco disponibile una nuova demo dal nome TYT che però non ho avuto modo di sentire.

I Vulvacroma vorrebbero rievocare le atmosfere dei primi Satyricon e soprattutto dei Mayhem, e Darkthrone l’impresa appare ardua, ma effettivamente una parte del sound della band tende verso la direzione dichiarata; il riffing, anche se non sempre ispiratissimo, è accettabile ed anche il basso ha un suono davvero grezzo. L'altra parte del sound però tende in una direzione che col black metal vecchia maniera ha poco a che fare; il suono delle chitarre non è poi così gelido, il volume del basso è decisamente troppo alto, la voce ha troppi filtri e le stesse linee vocali sono tutt'altro che vicine a quelle dei gruppi sopra citati. Per non parlare poi della drum machine, che è si ben programmata, ma che a causa di alcuni suoni e volumi indecenti allontana definitivamente la proposta della band da quella dei lugubri act norvegesi... soprattutto le parti rallentate che dovrebbero godere di un mood oscuro sono deturpate dagli indecenti suoni di batteria. Non per niente il disco fa la sua figura migliore nelle parti veloci.

Certo nel complesso la produzione non è malvagia; il suono è compatto e cattivo, ma come atmosfere ha poco a che spartire col true black metal, piuttosto si potrebbero fare degli accostamenti con i Limbonic Art soprattutto per quel che riguarda l'opener "marmoreal" le cui linee vocali sono veramente particolari e ben azzeccate. Insomma nonostante gli obbiettivi del gruppo non siano stati completamente raggiunti il disco mostra però altre strade percorribili con buoni risultati. Stà ora ai Vulvacroma perfezionare ed affinare.
Per il momento alcune fastidiose ingenuità in fase di songwriting e di scelta dei suoni non mi permettono di dare una valutazione troppo positiva... peccato perchè una maggiore attenzione avrebbe reso questo lavoro decisamente più valido. Inutile poi dire che abusare di una drum machine per quel che riguarda la velocità renderà improbabile una esibizione live, anche se oserei dire che questo al gruppo non interessa.. per me altro punto a sfavore.


Francesco Mallamo

TYT è il secondo demo dei vicentini Vulvacroma, gruppo nato nel 2000, formato ora da due musicisti, MS alla chitarra e alla voce, e VS al basso. La musica proposta da questi ragazzi segue le fila del true black nato negli anni ’90, quello dei primi Mayhem per intendersi. Infatti i tre brani originali di questo demo (due sono cover) presentano tutte le caratteristiche tipiche di quegli anni: impurità sonora, velocità, ferocia rafforzata da tocchi glaciali. Per questi aspetti, i pezzi potrebbero addirittura ricordare brani di storia del black, come quelli contenuti nei primi due demo dei Mysticum, quelli che sarebbero dovuti uscire per la Deathlike Silence Productions (etichetta di Euronymous). Purtroppo però, TYT non nasce negli anni ’90, e presenta dei difetti che le primissime proposte dei gruppi sopra citati non avevano. Partendo dalla registrazione, che anche per chi è amante di lavori underground è un po’ troppo grezza e sporca e rovina in maniera vistosa l’efficacia di questi tre pezzi. Passando all’uso della drum-machine, che se da una parte contribuisce a vestire i tre pezzi di un certo sapore apocalittico e futurista (che anima anche il video di “TYT” contenuto nella versione limitata dell’EP), dall’altra appiattisce le tre canzoni, rendendole troppo simili fra loro e poco dinamiche. Sicuramente non si può dire che manchi la buona volontà e la passione per questo genere musicale, che anzi sembra ricercato nella sua vena più primitiva e autentica, ma purtroppo la sola passione non basta se non è accompagnata da una buona linfa compositiva (la miglior prova è dimostrata nell’ultima traccia fantasma, un arpeggio al piano di circa due minuti).
Da apprezzare la voglia di cimentarsi nella cover di due pezzi intramontabili come “Agent Orange” dei Sodom e “Freezing Moon” dei Mayhem, che anche se non realizzati perfettamente, dimostrano ancora una volta l’amore di questi due ragazzi per la capacità ipnotica e la potenza di brani minimali ma efficacissimi.

Un lavoro che in definitiva va ritoccato, sia sul piano grafico ( deludente il libretto) sia su quello musicale, che ancora non presenta caratteristiche che lo possano far emergere fra le tante proposte presenti in questo genere.


Scheda Redattore Claudia "Persefone" Giusti

SHAPELESS ZINE (PROMO 2001)
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Se c'è un aggettivo che definisce per una buona percentuale questo CD, è sicuramente semplicità. E, mi tocca dirlo, non sempre nel senso positivo. Purtroppo non sono molti i punti a favore di questo lavoro. Di buona c'è sicuramente la produzione, molto cattiva e degna di lode visto il contesto in cui ci troviamo; parliamo infatti di black metal primordiale, con riferimenti palesi alla scena norvegese del primo periodo.
Il riffing però sa veramente troppo di già sentito, e il fatto che si consumi in pochi passaggi non aiuta a creare un giudizio positivo. Per quello che riguarda la batteria, riprodotta da una drum machine, mi trovo ancora una volta ad essere perplesso; a metà tra ostentare un batterista in carne ed ossa e passaggi palesemente campionati, alla fine risulta essere una delle cose più deludenti dell'album.
Pur essendo disposto a passare sopra aspetti come appunto il settore ritmico, è la stesura stessa delle canzoni che mi delude del tutto. Tutto quello che ho sentito qui sopra mi ha rimandato a 1000 altri ascolti ben precedenti, e neanche nell'impatto attitudinale mi sembra che i Vulvacroma si distinguano particolarmente da molti altri gruppi. Insomma, anche dimenticandomi di non aver trovato materiale originale, questo CD non suscita in me nessun feeling particolare.
Mi spiace essere stato così cattivo verso un gruppo appartenente al nostro underground, ma avrei trovato più fetente non essere sincero e sparare un 6 che accontenti tutti. Sentendo la prima traccia del promo si capisce che le intenzioni ci sono, dunque spero che le mie critiche non siano prese come un affronto ma come il parere di un qualsiasi ascoltatore che è rimasto deluso da un prodotto. Spero nel futuro di risentire il loro nome accompagnato da qualcosa di meglio.
(Truzzkiller - Febbraio 2003)

Voto: 5

Io sono un fervente sostenitore della scena underground italiana, perchè convito che anche nel nostro paese ci siano moltissime band estreme che potrebbero dire la loro in ambito europeo e mondiale se solo ne avessero l'opportunità, quindi ogni qual volta mi trovo di fronte a dei lavori che minano questa mia convinzione, cerco di trovare il lato positivo anche in quei cd che non riescono a convincermi.
Purtroppo nel caso dei Vulvacroma di lati positivi, per quanto mi sia sforzato, non ne ho proprio trovati. Il duo del nord-est italiano ci propone un black metal scarno e minimale. Il problema fondamentale è che per la band suonare black metal significa solamente cercare di fare più confusione possibile, tralasciando le atmosfere gelide e malate di band come Satyricon o Darkthrone, che loro citano nella bio come loro fonti d'ispirazione. Chitarre impastatissime e caotiche, drum machine sparata a folli velocità, ma con il difetto di essere programmata in modo pessimo, basso ultradistorto nel tentativo di scimmiottare i Mayhem che furono e poca anzi pochissima personalità e ispirazione. Io non voglio accanirmi contro questo tipo di band che non fanno altro che nascondersi dietro ad una presunta attitudine per mascherare le grosse lacune tecniche e compositive che lavori come "TYT" fanno venire alla luce. E' ora di capire che le chiese non bruciano più, che anche i migliori esponenti del genere hanno cercato di evolversi, c'è chi ci è riuscito e chi no, almeno hanno avuto il coraggio di cercare di qualcosa di diverso. Tornando a "TYT" non riesco a trovare nulla da salvare, anche la traccia video risulta abbastanza ridicola e pacchiana, per non parlare poi delle cover "Agent Orange" dei teutonici Sodom e l'immortale "Freezing Moon" dei Mayhem, quest'ultima rovinata nel suo punto migliore cioè il gelido assolo di Euronymous che qui viene sostituito da un giro di pianoforte. Spero che in futuro i Vulvacroma potranno smentirmi, per adesso non posso far altro che bocciarli.

Autore: |bahamut
Letta: 334 volte
Voto: 5
Per questi Vulvacroma non posso ripetere il discorso che ho fatto con i compagni di etichetta Satanasshole che si sono distinti con un grande 4.5. Ci sono molti problemi in questo promo che cercherò di spiegare. In primo luogo abbiamo a che fare con una musica assolutamente priva di personalità e francamente troppo ancorata alle radici del Black Metal di matrice norvegese. Il gruppo si ispira ai MayheM cercando di fondere alcune ritmiche più propriamente thrash (come su Deathcrush) con altre più marcatamente Black (di De Mysteriis dom Sathanas) però il risultato è soltanto accetabile. Non si tratta di musica pessima ma purtroppo non è un demo che farà gridare al miracolo. Veniamo al secondo difetto. Sono d'accordo con chi dice che la sostanza è la cosa principale, però l'immagine dei Vulvacroma è davvero troppo scarna e scadente, insomma ragazzi un pò di malvagità! In genrale si tratta di un promo discreto ma troppo confusionario e di una band che ha molto da migliorare. Rimandati.

Seconda demo per i Vulvacroma e seconda recensione a mio carico per questo gruppo Black Metal del Nord-Est Italia. La proposta rispetto al passato non è cambiata di molto, e le pecche del precedente disco, nonostante si sia cercato di nasconderle (appunto... soltanto nasconderle), sono rimaste. Il suono, per quanto ora sia meglio amalgamato, è ben lontano sia dal Black Metal grezzo e primitivo che viene citato nella biografia, sia da quello più moderno dei nuovi Satyricon ("Rebel Extravaganza"), a cui certe soluzioni e certi riff rimandano. Purtroppo, come già detto in passato il sound non tende verso una direzione specifica. La batteria è programmata, e nonostante gli sforzi per rendere il suo suono più grezzo, in certi frangenti è ancora ben lontana dal risultare vera, mentre quello delle chitarre è troppo compresso, il basso è troppo artificiale nella sua distrosione, la voce non aiuta il tutto. Qualche idea c’è, ma bisogna essere capaci di riproporla in musica nel modo più appropriato possibile... e qui non ci si riesce. Alla fine dei conti significativi miglioramenti non se ne sono visti rispetto al passato, e se prima poteva esserci una speranza di miglioramento, adesso non rimane neanche quella.

Voto: 5

Evander Sinque

CRASHMAGAZINE
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Già il nome della band è tutto un programma e servirebbe sapere meglio cosa si intenda per “vulvacroma” prima di esprimere un giudizio migliore su questo gruppo. Comunque, musicalmente la band rasenta la sufficienza perché nel maligno Black partorito da queste menti malate regna supremo il sound terrificante dei Darkthrone. Alla fine il lavoro non stanca di certo anche se il plagio è vicino. Non c’è assolutamente nulla di nuovo e di originale in questa band. Se è vero che il Black è così, unico, solo ed incondizionabile, c’è da dire che ultimamente parecchie band stanno dando nuova linfa al genere inserendo nuove soluzioni. (M.F.)

2002-2006 SINQUE PROD