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RECENSIONI
Recensioni di "PROMO
2001"
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Recensioni di "TYT
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Vote:
7
Un Black
Metal primordiale e selvaggio è ciò che ci
propongono i Vulvacroma, terzetto (anche se ora
sono rimasti in due, con il supporto di una
drum-machine) proveniente dal Nord-Est italiano e
formato da personaggi abbastanza noti a livello
locale. Quello che i nostri si prefiggono è di
ricreare con la loro musica le atmosfere glaciali
e malate del primo vero Black Metal, quello che
con i lavori d'esordio di gruppi del calibro di
MayheM, DarkThrone e Satyricon ha segnato la
strada per generazioni a venire di adoratori
della Nera Fiamma. Le composizioni del gruppo si
snodano su riff molto semplici ma estremamente
energetici, sparati alla velocità della luce e
sostenuti da un lavoro della ritmica dinamico ed
abbastanza variegato, mentre il cantato riporta
alla mente screamer mitici della prima ora. Le
atmosfere freddissime e disumane, che forse
devono anche qualcosa alle contaminazioni sonore
degli Aborym, calano l'ascoltatore in abissi
allucinanti e privi di luce, dove la musica è
intesa come pura sofferenza e dove
l'annichilimento totale è la sola ragione che
spinge a proseguire in questo tormentato cammino.
Con i Vulvacroma si fa un interessante tuffo nel
passato: certo non ci troviamo di fronte ad una
proposta fortemente originale, ma la riscoperta
degli stilemi fondamentali del Black Metal
operata dal gruppo e la loro riedizione in chiave
XXI secolo è un'esperienza che vale la pena di
provare. La carica di convinzione e di passione
che la band mette nelle proprie composizioni,
oltre alle indubitabili doti in fase esecutiva e
compositiva, ci mettono di fronte ad una realtà
destinata a crescere e a diffondere il proprio
verbo. Promossi a pieni voti.
Giorgio Fogliata
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Vote:
6,5
Tornano a
tormentarci le orecchie i Vulvacroma, duo Black
Metal dalle belle speranze che già in passato
era stato degno delle nostre attenzioni grazie ad
un buon promo rilasciato sempre da Sinque
Productions. Perso YSM per strada e sostituitolo
con una drum machine, i nostri si ripresentano
oggi con questo TYT, mini-cd con tre
pezzi nuovi, due cover ed una strumentale, una
sorta di bonus track, a fine lavoro. Cè
subito da dire che il marcissimo Black Metal
della band non ha subito scossoni, e continua ad
essere caratterizzato da un assalto allarma
bianca che deve molto ai Maestri del genere, con
Satyricon, MayheM e DarkThrone sugli scudi, anche
se la tendenza a farsi contaminare dalle nuove
tendenze è forte nel gruppo, e così gli inserti
elettronici si fanno sentire e trasformano il
suono dei Vulvacroma in qualcosa di più vicino
alle attuali sonorità degli Aborym che a quelle
dei Padri fondatori. I tre brani originali non
sono affatto male, si sviluppano per lo più su
velocità sostenute, inframmezzate da stacchi
pesanti, e ci presentano un gruppo per il quale
la violenza sonora è una caratteristica
imprescindibile. Le due cover non cambiano di una
virgola ciò che sappiamo sui Vulvacroma e, anzi,
rischiano di rovinare il giudizio più che
positivo che ci si era fatti, soprattutto per
colpa di uninterpretazione del classico dei
MayheM un po piatta e priva di mordente. La
strumentale posta in chiusura rimane sulla scia
delle cover, non influenzando il giudizio già
formulato. La produzione è buona, fredda e
scarna quanto basta a mettere in buona evidenza
le caratteristiche del suono della band, che
forse dovrebbe trovare il modo di infondere una
maggiore dose di personalità alla propria
proposta, ma che già da ora si presenta come una
solida realtà nel panorama estremo di casa
nostra.
Giorgio Fogliata
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KRONIC
(PROMO 2001)
(clicca qui per leggere la
recensione nel sito)
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I Vulvacroma partono con il piede giusto!
Tre pezzi più outro costituiscono il debutto
ufficiale dei Vulvacroma, band attiva dal 2000 e
proveniente dal Nord-Est. Il Mini-cd in questione
è licenziato dalla Sinque Production,
un`etichetta underground che ha deciso di
produrre principalmente gruppi poco conosciuti
(ma di qualità) dediti ad un certo tipo di sound
oscuro (Black Metal, Dark, Doom-Gothic,
Electro-Ambient).
Fedele al proprio intento la label vicentina ha
deciso di produrre, promuovere e distribuire
questo "Promo 2001", una release
fortemente devota ad un freddo e glaciale
Primordial Black Metal. l Vulvacroma anzichè
ripetersi in triti luoghi comuni basati sulla
figura di Satana cercano di sviluppare i concetti
che stanno alla base del loro ateismo. Il disco
si apre con un pezzo tiratissimo e d`impatto
intitolato "Marmoreal" contraddistinto
da forti influenze Satyricon e da backing vocals
profonde ed evocative presenti nel ritornello che
donano al brano un alone di mistero.
"Dreamlike Crosses Break" invece si
apre con un incedere lento e cadenzato per poi
esplodere in parti veloci e corrosive, tuttavia
non sempre i break e le successive ripartenze
sembrano essere stati curati a dovere. In
"Hopeless" spunta il fantasma dei
Carpathian Forest ma questa non vuole essere una
critica anzi a mio avviso, tra tutte, questa è
la canzone migliore. Chiude questa breve release
un outro che onestamente avrei evitato in quanto
apparentemente inutile. Ciò nonostante, questo
lavoro si dimostra dibuona qualità.
I Vulvacroma sono una band interessante che a mio
avviso ha la giusta attitudine per regalarsi
qualche soddisfazione. Al momento stanno
lavorando al loro secondo lavoro speriamo solo
che possa confermare quanto di buono fatto in
questa release.
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KRONIC
(TYT)
(clicca qui per leggere la
recensione nel sito)
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di Lux
Una conferma importante
Seconda release per i Vulvacroma, band veneta
attiva dal 2000 dedita ad un black metal feroce e
dimpatto che in questa circostanza ci
propone un MCD di cinque pezzi, comprensivo di
due bonus cover: Agent Orange dei
Sodom e Freezing Moon dei MayheM.
Il sound dei Vulvacroma, pur prendendo spunto da
un feroce black metal, tende a rinnovarsi ed
arricchirsi di nuove sonorità. Quindi non fatevi
stupire se accanto ad un sound devoto a MahyeM e
DarkThrone trovano spazio, come ad esempio in
Dont Trust Joe, richiami
industriali e addirittura epici. Molto
interessanti anche alcune doppie voci che
echeggiano un certo misticismo, capace di rendere
molto intrigante la loro proposta.
I tre brani qui presenti non sono assolutamente
immediati e richiedono diversi ascolti per essere
compresi. Difatti, allinizio ero (quasi)
convinto che questa volta il duo formato da MT e
VS avesse compiuto un passo indietro rispetto a
Promo 2001 e ci avesse regalato un
mezzo flop. Così non è stato
tuttavia
spero che i Vulvacroma trovino un valido
batterista, perché la drum machine è efficace
sino a un certo punto. I Vulvacroma sono una band
da tenere docchio
le mie parole
verranno ascoltate?
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Il mio primo promo da recensire: un
sogno diventa realtà.
Allora tre pezzi più outro, tutti caratterizzati
da un black metal di tipica matrice norvegese con
una base alla darkthrone (di Under a funeral
moon), con delle puntatine verso gruppi più
tecnici e sofisticati (molto satyricon su tutti
..) ma comunque mai scontati e scopiazzati.
La registrazione è ottima si sente tutto alla
perfezione, chitarre, sempre ben suonate, basso e
voce. La batteria è sempre su tempi molto
veloci, e in un paio di occasioni si sentono
piccoli errori, comunque perdonabili.
Il gruppo è formato da 2 elementi, tutti gia
noti alla scena veneta (MT suonava nei Padovani
Eventide e nei vicentini Tragic Serenade e
Emptiness, mentre VS è bassista e cantante negli
StigmHate Voce e factotum nei Diabolus ex MachinA
e Dodskammer, e ha suonato con Tragic Serenade ),
e ha già prodotto un demo ( la formazione era
formata da tre elementi con laggiunta di
YSM ora nei Hypnotheticall).
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METALMANIACS
(clicca qui per leggere la
recensione nel sito)
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Vulvacroma: trattasi di un
trio di musicisti ben conosciuti (?!?) nella
scena del nord-est italiano, formatosi nel 2000.
La bio recita: I Vulvacroma suonano vero
black metal , le canzoni consistono
in riff semplici ma potenti, basso distorto,
batteria ultraveloce e urla glaciali, e,
aggiungo io, produzione grezza ed essenziale, e
artwork scadente. I Vulvacroma sono proprio
questo: black metal rozzo e ignorante come solo
il vecchio caro true black metal sa essere.
Questo Promo 2001 presenta tre tracce di puro
black metal old-fashioned scarno ed essenziale,
che si stanziano su velocità medie, alternando
sfuriate ultra-fast a rallentamenti thrashy,
sinceramente un po scontati. Le influenze
della band sono palesi: primi Mayhem, Immortal,
Darkthrone, e direi un tocco di Burzum,
soprattutto per quanto riguarda la voce, molto
filtrata e innaturale. Nel complesso i tre brani
presentati non sono malaccio, ma io personalmente
non mi entusiasmo. Se questo demo fosse uscito in
Norvegia nei primissimi anni 90, forse
adesso sarebbe menzionato accanto ai vari
Deathcrush, Soulside Journey e alle altre
seminali produzioni underground che ora sono
diventate cult-tapes
Ma, è evidente che
dopo più di dieci anni ne è passata di acqua
sotto i ponti, e ci vuole ben altro per
impressionare un ascoltatore medio e convincerlo
a comprare un demo, per non parlare poi di un
eventuale discografico disposto a sborsare moneta
per produrre la band. Insomma, mi sento di
consigliare lacquisto esclusivamente ad
appassionati e nostalgici del true black metal
marcio e senza tanti fronzoli del tempo che fu.
Anche se io personalmente (che mi sento di
appartenere tra le altre anche a questa categoria
di appassionati), torno a ripetere, non mi
entusiasmo più di tanto: black metal
vero, ok, black metal grezzo e
feroce, ok, ma un pizzico di originalità, o
perlomeno un pur minimo tentativo di
ri-elaborazione personale non guasterebbero
proprio! Spesso i Vulvacroma rischiano di
annoiare limitandosi a riproporre quanto già
fatto e rifatto dai maestri del genere (su
album-storici daccordo- ma sui quali di
fatto tali maestri erano alle prime armi e ancora
non imparavano a suonare!). Questo non vuol
assolutamente essere un invito a cambiare genere
o a contaminarsi (esistono ancora oggi bands
validissime capaci di tenere accesa la fiamma del
true black metal-TAAKE e SHINING, giusto per fare
due nomi recenti), ma solo uno stimolo per i
Vulvacroma a rendere - almeno un po -
personale la propria proposta, che così forse in
un futuro potrebbe risultare più interessante.
Voto: 6
Mystika
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Già
autori di un demo intitolato "Promo
2001" (recensito su Shapeless), i Vulvacroma
tornano alla ribalta, dopo un periodo di
inattività, con un secondo demo che porta il
titolo "Tyt". La formazione non è
cambiata: MT si occupa di voce, chitarre e
programmazione della drum-machine, mentre al
basso troviamo VS. "Tyt" contiene,
oltre a tre nuove canzoni, anche due cover,
incluse come bonus, e una traccia strumentale
senza titolo, posta in chiusura, che non aggiunge
assolutamente nulla di interessante.
Il Black dei Vulvacroma è riconducibile, specie
per quanto riguarda il riffing, alla vecchia
scena scandinava, anche se sono presenti elementi
un po' distanti tra loro. La voce è aggressiva,
leggermente filtrata, mentre il suono delle
chitarre è abbastanza grezzo ma non caotico.
Il duo definisce il proprio stile come
"Anticonceptional Pure Conservator Black
Metal", una definizione che francamente non
è di grande aiuto. Direi piuttosto che, in una
matrice Black, vengono inseriti passaggi meno
ortodossi, talvolta fatti con l'ausilio di
sintetizzatori. Le strutture dei pezzi non sono
esattamente minimali, ma in certe occasioni vanno
oltre il semplice accostamento di una manciata di
riff e basta. Al di là di queste considerazioni,
la semplicità con cui sono stati pensati i riff
è la pecca maggiore di questo prodotto, visto
che si ricordano veramente a stento al termine
dell'ascolto. Nonostante buona parte del demo si
focalizzi su ritmiche indiavolate, sono presenti
momenti più atmosferici e ragionati un po' in
tutte le canzoni, rese dunque più varie ed
interessanti.
Le due cover sono le classiche "Agent
Orange" dei Sodom e "Freezing
Moon" dei Mayhem. Nulla di eclatante, anzi,
l'unica cosa che salta all'occhio è l'assolo di
"Freezing Moon", che qui viene
riproposto con una tastiera orribile. Spero che
questa scelta non sia dovuta alla necessità di
mascherare certe carenze tecniche, certo che,
invece di un tributo alla band norvegese, qui
abbiamo un vero e proprio insulto. Altra pecca è
la presenza della drum machine, veramente fuori
luogo in queste due occasioni.
L'ultima traccia, come detto, è una strumentale
di tastiera, semplicissima e penalizzata da dei
suoni a dir poco amatoriali.
Insomma, "Tyt" non è un demo da
buttare (tralasciando gli ultimi tre pezzi),
visto che a tratti si rivela interessante e,
specie nei momenti più lenti ed intriganti,
anche personale; oltretutto gode di una
registrazione dignitosa, la quale garantisce ad
ogni strumento il giusto spazio. Per il futuro,
direi di evitare certi esperimenti con la voce
(vedi "I Hate Trees"), che in pulito
non rende granché, ma soprattutto di non
inseguire la semplicità a tutti i costi, visto
che, nel caso dei Vulvacroma, è spesso sinonimo
di superficialità.
Come tutte le uscite targate Sinque Prod, anche
la confezione del promo di "Tyt"
consiste in un CD serigrafato accompagnato da un
libretto scarno, contenente i testi e stampato
con una risoluzione grossolana.
Questo demo è in vendita a 5 euro, spese di
spedizione incluse.
(BRN - Maggio 2004)
Voto: 6
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Questo
promo datato 2001 è il primo lavoro dei
Vulvacroma; duo dedito alle sonorità black
metal. La band si è formata nel 2000 ed ha perso
dopo poco il suo batterista, fatto che li ha
portati alla decisione (sempre poco apprezzabile)
di sostituirlo con una drum machine. La storia
recente del gruppo dice che è da poco
disponibile una nuova demo dal nome TYT che però
non ho avuto modo di sentire.
I Vulvacroma vorrebbero rievocare le atmosfere
dei primi Satyricon e soprattutto dei Mayhem, e
Darkthrone limpresa appare ardua, ma
effettivamente una parte del sound della band
tende verso la direzione dichiarata; il riffing,
anche se non sempre ispiratissimo, è accettabile
ed anche il basso ha un suono davvero grezzo.
L'altra parte del sound però tende in una
direzione che col black metal vecchia maniera ha
poco a che fare; il suono delle chitarre non è
poi così gelido, il volume del basso è
decisamente troppo alto, la voce ha troppi filtri
e le stesse linee vocali sono tutt'altro che
vicine a quelle dei gruppi sopra citati. Per non
parlare poi della drum machine, che è si ben
programmata, ma che a causa di alcuni suoni e
volumi indecenti allontana definitivamente la
proposta della band da quella dei lugubri act
norvegesi... soprattutto le parti rallentate che
dovrebbero godere di un mood oscuro sono
deturpate dagli indecenti suoni di batteria. Non
per niente il disco fa la sua figura migliore
nelle parti veloci.
Certo nel complesso la produzione non è
malvagia; il suono è compatto e cattivo, ma come
atmosfere ha poco a che spartire col true black
metal, piuttosto si potrebbero fare degli
accostamenti con i Limbonic Art soprattutto per
quel che riguarda l'opener "marmoreal"
le cui linee vocali sono veramente particolari e
ben azzeccate. Insomma nonostante gli obbiettivi
del gruppo non siano stati completamente
raggiunti il disco mostra però altre strade
percorribili con buoni risultati. Stà ora ai
Vulvacroma perfezionare ed affinare.
Per il momento alcune fastidiose ingenuità in
fase di songwriting e di scelta dei suoni non mi
permettono di dare una valutazione troppo
positiva... peccato perchè una maggiore
attenzione avrebbe reso questo lavoro decisamente
più valido. Inutile poi dire che abusare di una
drum machine per quel che riguarda la velocità
renderà improbabile una esibizione live, anche
se oserei dire che questo al gruppo non
interessa.. per me altro punto a sfavore.
Francesco Mallamo
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TYT
è il secondo demo dei vicentini Vulvacroma,
gruppo nato nel 2000, formato ora da due
musicisti, MS alla chitarra e alla voce, e VS al
basso. La musica proposta da questi ragazzi segue
le fila del true black nato negli anni 90,
quello dei primi Mayhem per intendersi. Infatti i
tre brani originali di questo demo (due sono
cover) presentano tutte le caratteristiche
tipiche di quegli anni: impurità sonora,
velocità, ferocia rafforzata da tocchi glaciali.
Per questi aspetti, i pezzi potrebbero
addirittura ricordare brani di storia del black,
come quelli contenuti nei primi due demo dei
Mysticum, quelli che sarebbero dovuti uscire per
la Deathlike Silence Productions (etichetta di
Euronymous). Purtroppo però, TYT non nasce negli
anni 90, e presenta dei difetti che le
primissime proposte dei gruppi sopra citati non
avevano. Partendo dalla registrazione, che anche
per chi è amante di lavori underground è un
po troppo grezza e sporca e rovina in
maniera vistosa lefficacia di questi tre
pezzi. Passando alluso della drum-machine,
che se da una parte contribuisce a vestire i tre
pezzi di un certo sapore apocalittico e futurista
(che anima anche il video di TYT
contenuto nella versione limitata dellEP),
dallaltra appiattisce le tre canzoni,
rendendole troppo simili fra loro e poco
dinamiche. Sicuramente non si può dire che
manchi la buona volontà e la passione per questo
genere musicale, che anzi sembra ricercato nella
sua vena più primitiva e autentica, ma purtroppo
la sola passione non basta se non è accompagnata
da una buona linfa compositiva (la miglior prova
è dimostrata nellultima traccia fantasma,
un arpeggio al piano di circa due minuti).
Da apprezzare la voglia di cimentarsi nella cover
di due pezzi intramontabili come Agent
Orange dei Sodom e Freezing
Moon dei Mayhem, che anche se non
realizzati perfettamente, dimostrano ancora una
volta lamore di questi due ragazzi per la
capacità ipnotica e la potenza di brani minimali
ma efficacissimi.
Un lavoro che in definitiva va ritoccato, sia sul
piano grafico ( deludente il libretto) sia su
quello musicale, che ancora non presenta
caratteristiche che lo possano far emergere fra
le tante proposte presenti in questo genere.
Claudia
"Persefone" Giusti
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SHAPELESS
ZINE
(PROMO 2001)
(clicca qui per leggere la
recensione nel sito)
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Se
c'è un aggettivo che definisce per una buona
percentuale questo CD, è sicuramente
semplicità. E, mi tocca dirlo, non sempre nel
senso positivo. Purtroppo non sono molti i punti
a favore di questo lavoro. Di buona c'è
sicuramente la produzione, molto cattiva e degna
di lode visto il contesto in cui ci troviamo;
parliamo infatti di black metal primordiale, con
riferimenti palesi alla scena norvegese del primo
periodo.
Il riffing però sa veramente troppo di già
sentito, e il fatto che si consumi in pochi
passaggi non aiuta a creare un giudizio positivo.
Per quello che riguarda la batteria, riprodotta
da una drum machine, mi trovo ancora una volta ad
essere perplesso; a metà tra ostentare un
batterista in carne ed ossa e passaggi
palesemente campionati, alla fine risulta essere
una delle cose più deludenti dell'album.
Pur essendo disposto a passare sopra aspetti come
appunto il settore ritmico, è la stesura stessa
delle canzoni che mi delude del tutto. Tutto
quello che ho sentito qui sopra mi ha rimandato a
1000 altri ascolti ben precedenti, e neanche
nell'impatto attitudinale mi sembra che i
Vulvacroma si distinguano particolarmente da
molti altri gruppi. Insomma, anche dimenticandomi
di non aver trovato materiale originale, questo
CD non suscita in me nessun feeling particolare.
Mi spiace essere stato così cattivo verso un
gruppo appartenente al nostro underground, ma
avrei trovato più fetente non essere sincero e
sparare un 6 che accontenti tutti. Sentendo la
prima traccia del promo si capisce che le
intenzioni ci sono, dunque spero che le mie
critiche non siano prese come un affronto ma come
il parere di un qualsiasi ascoltatore che è
rimasto deluso da un prodotto. Spero nel futuro
di risentire il loro nome accompagnato da
qualcosa di meglio.
(Truzzkiller - Febbraio 2003)
Voto: 5
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Io
sono un fervente sostenitore della scena
underground italiana, perchè convito che anche
nel nostro paese ci siano moltissime band estreme
che potrebbero dire la loro in ambito europeo e
mondiale se solo ne avessero l'opportunità,
quindi ogni qual volta mi trovo di fronte a dei
lavori che minano questa mia convinzione, cerco
di trovare il lato positivo anche in quei cd che
non riescono a convincermi.
Purtroppo nel caso dei Vulvacroma di lati
positivi, per quanto mi sia sforzato, non ne ho
proprio trovati. Il duo del nord-est italiano ci
propone un black metal scarno e minimale. Il
problema fondamentale è che per la band suonare
black metal significa solamente cercare di fare
più confusione possibile, tralasciando le
atmosfere gelide e malate di band come Satyricon
o Darkthrone, che loro citano nella bio come loro
fonti d'ispirazione. Chitarre impastatissime e
caotiche, drum machine sparata a folli velocità,
ma con il difetto di essere programmata in modo
pessimo, basso ultradistorto nel tentativo di
scimmiottare i Mayhem che furono e poca anzi
pochissima personalità e ispirazione. Io non
voglio accanirmi contro questo tipo di band che
non fanno altro che nascondersi dietro ad una
presunta attitudine per mascherare le grosse
lacune tecniche e compositive che lavori come
"TYT" fanno venire alla luce. E' ora di
capire che le chiese non bruciano più, che anche
i migliori esponenti del genere hanno cercato di
evolversi, c'è chi ci è riuscito e chi no,
almeno hanno avuto il coraggio di cercare di
qualcosa di diverso. Tornando a "TYT"
non riesco a trovare nulla da salvare, anche la
traccia video risulta abbastanza ridicola e
pacchiana, per non parlare poi delle cover
"Agent Orange" dei teutonici Sodom e
l'immortale "Freezing Moon" dei Mayhem,
quest'ultima rovinata nel suo punto migliore
cioè il gelido assolo di Euronymous che qui
viene sostituito da un giro di pianoforte. Spero
che in futuro i Vulvacroma potranno smentirmi,
per adesso non posso far altro che bocciarli.
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Autore:
|bahamut
Letta: 334 volte
Voto: 5
Per questi Vulvacroma non posso ripetere il
discorso che ho fatto con i compagni di etichetta
Satanasshole che si sono distinti con un grande
4.5. Ci sono molti problemi in questo promo che
cercherò di spiegare. In primo luogo abbiamo a
che fare con una musica assolutamente priva di
personalità e francamente troppo ancorata alle
radici del Black Metal di matrice norvegese. Il
gruppo si ispira ai MayheM cercando di fondere
alcune ritmiche più propriamente thrash (come su
Deathcrush) con altre più marcatamente Black (di
De Mysteriis dom Sathanas) però il risultato è
soltanto accetabile. Non si tratta di musica
pessima ma purtroppo non è un demo che farà
gridare al miracolo. Veniamo al secondo difetto.
Sono d'accordo con chi dice che la sostanza è la
cosa principale, però l'immagine dei Vulvacroma
è davvero troppo scarna e scadente, insomma
ragazzi un pò di malvagità! In genrale si
tratta di un promo discreto ma troppo
confusionario e di una band che ha molto da
migliorare. Rimandati.
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Seconda
demo per i Vulvacroma e seconda recensione a mio
carico per questo gruppo Black Metal del Nord-Est
Italia. La proposta rispetto al passato non è
cambiata di molto, e le pecche del precedente
disco, nonostante si sia cercato di nasconderle
(appunto... soltanto nasconderle), sono rimaste.
Il suono, per quanto ora sia meglio amalgamato,
è ben lontano sia dal Black Metal grezzo e
primitivo che viene citato nella biografia, sia
da quello più moderno dei nuovi Satyricon
("Rebel Extravaganza"), a cui certe
soluzioni e certi riff rimandano. Purtroppo, come
già detto in passato il sound non tende verso
una direzione specifica. La batteria è
programmata, e nonostante gli sforzi per rendere
il suo suono più grezzo, in certi frangenti è
ancora ben lontana dal risultare vera, mentre
quello delle chitarre è troppo compresso, il
basso è troppo artificiale nella sua
distrosione, la voce non aiuta il tutto. Qualche
idea cè, ma bisogna essere capaci di
riproporla in musica nel modo più appropriato
possibile... e qui non ci si riesce. Alla fine
dei conti significativi miglioramenti non se ne
sono visti rispetto al passato, e se prima poteva
esserci una speranza di miglioramento, adesso non
rimane neanche quella.
Voto: 5
Evander
Sinque
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CRASHMAGAZINE
(clicca qui per leggere la
recensione nel sito)
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Già il nome della band è
tutto un programma e servirebbe sapere meglio
cosa si intenda per vulvacroma prima
di esprimere un giudizio migliore su questo
gruppo. Comunque, musicalmente la band rasenta la
sufficienza perché nel maligno Black partorito
da queste menti malate regna supremo il sound
terrificante dei Darkthrone. Alla fine il lavoro
non stanca di certo anche se il plagio è vicino.
Non cè assolutamente nulla di nuovo e di
originale in questa band. Se è vero che il Black
è così, unico, solo ed incondizionabile,
cè da dire che ultimamente parecchie band
stanno dando nuova linfa al genere inserendo
nuove soluzioni. (M.F.)
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